Una tazzina di musica

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Caffè in musica … quando i chicchi diventano note musicali

Come ogni pomeriggio, da buoni italiani, molti voi inizieranno il “sacro rituale”.

Acqua, caffè macinato, chiusura decisa, tazzina pronta e cucchiaino al lato: l’esercito del buon umore aspetta che il vulcano dell’energia erutti, riempiendo la stanza di quel noto profumo.

Di cosa si parla? Di caffè, ovvio.

Nell’attesa che la moka vi regali emozioni, scorrete le informazioni dello spettacolo di stasera: Edoardo de Filippo e il caffè. Curioso, penserete.

Notate che anche lui quaranta anni fa, come molti di voi, aveva il suo rituale, lo condivideva con il suo vicino e se lo gustava, caldo, nell’attesa di riprendere le attività quotidiane. Vi accorgete anche di quanti artisti e musicisti parlano del caffè.

Iniziate così un viaggio attraverso Battisti che pensa al mattino a chi “gli prepara il caffè”, arrivate nei posti più bui, nelle carceri dove “o cafè” veniva preparato a Don Rafaè nella celebre canzone di De Andrè, pensate a Pino Daniele e la sua “tazzulella e’ cafè”, ancora Alex Britti e i suoi “7000 caffè” per prepararsi a raggiungere l’amore, a Fiorella Mannoia che beve un “caffè caldo e bollente”, ma non siete ancora contenti e iniziate a viaggiare all’estero.

Scorgete Sinatra che continua a ripetere “a cup, a cup of coffee”, vi accorgete come diventi necessario insieme ad una sigaretta per un fumatore in “coffee and cigarettes” di Otis Redding, vi sorprendete di come anche un premio nobel come Bob Dylan brami nel mio stesso modo “another cup of coffee”, sorridete al pensiero dei Blur che ritengono “Coffee and TV” un connubio perfetto.

Leggendo, ascoltando e pensando, il caffè è diventato uno spartito dalle note decise, scure, macchiate, in tazza piccola, corrette o ristrette che ha suonato un ritmo universale riconosciuto da tante popolazioni diverse ma unite dallo stesso sapore … dopo la vista, l’udito ed il tatto, ecco l’olfatto … ma l’odore ora è acre e forte. Non il solito avvolgente.

Viaggiando, avete bruciato il caffè perché lui, come ogni divo, è vanitoso e si brucia presto.

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